giovedì 16 settembre 2010

Tecniche di resurrezione



















Esce oggi, 16 settembre, in tutte le librerie: "Tecniche di resurrezione", il nuovo romanzo di Gianfranco Manfredi, edito da Gargoyle Books.
Lo segnalo prima ancora di averlo letto - cosa che non faccio quasi mai - per due motivi: perché Gianfranco è un grande scrittore - e quindi il libro sarà inevitabilmente bellissimo - e perché è il seguito di un romanzo che ho amato molto: "Ho freddo", uscito due anni fa.
Nel sito della Gargoyle - QUI - trovate un abbozzo di trama e un bel book-trailer.
Che cosa aspettate? Andate a comprarlo, forza!

Trucchi d'autore 8: Pasquale Ruju














Pasquale Ruju è nato nel 1962. E', oltre che autore di fumetti anche un doppiatore e un attore: ha recitato nella soap opera Vivere.
Ha scritto storie per Dylan Dog, Nathan Never e Tex. Sempre per la Sergio Bonelli Editore è autore di due miniserie: Demian e Cassidy.
Quando lavori di preferenza?
Ore ufficio.
Descrivi il tuo studio...
Piccolo, caotico.
... E il tavolo su cui lavori. In base a che cosa l'hai scelto?
Un vecchio tavolo Ikea che avevo in casa.
Quando hai iniziato a fare questo lavoro usavi la macchina da scrivere? E se sì, com'è stato il passaggio al computer?
Sì, una vecchia Olivetti. Con il pc, molte imprecazioni all'inizio. Poi non male.
Mentre scrivi fai delle pause?
Di soloto una sola pausa caffè nel pomeriggio.
Ascolti musica o tieni la TV accesa?
No.
Che cosa tieni sempre a portata di mano sulla scrivania?
Telefono e un tagliacarte (che uso come oggetto antistress)
Hai un'abbigliamento particolare per scrivere?
No.
Usi carta per prendere appunti?
Prendo appunti sul pc.
Che tipo di penne usi?
Nessuna.
Hai degli sfizi particolari collegati alla scrittura?
La alterno con cazzeggio su internet, ma senza esagerare.
Disciplina o ispirazione?
Molta disciplina e un po' di ispirazione.
Si può scrivere usando solo la tecnica?
Sì, ma è mooolto faticoso.
Da dove nascono le idee migliori?
Per caso, in giro o al mattino facendosi la barba (un classico)
Sei mai stato "bloccato" dalla pagina bianca?
No.
Libri o film per ispirarti?
Tutti quelli possibili. In particolare i film di Michael Mann e i libri di Richard Stark e Jean-Claude Izzo.
Descrivi il tuo metodo di sceneggiatura.
Scaletta, qualche appunto, e poi lavoro di getto. Correggo abbastanza poco (come molti che hanno "imparato" con la macchina da scrivere).
Quante pagine di sceneggiatura scrivi in un giorno?
10 di media, con punte di 25.
Le tue pagine sono molto dettagliate o tendi a lasciare libertà al disegnatore?
La via di mezzo, più sul dettagliato, comunque.
Ti va di inviarmi una foto del tuo studio - fatta rigorosamente con il cellulare - da mettere in apertura di questa intervista?
Allego...

Top ten















Leggo sul blog di Moreno Burattini - QUI - che sono al nono posto nella classifica degli sceneggiatori più pubblicati di sempre dalla Sergio Bonelli Editore con l'esorbitante numero di 16.122 pagine. Considerando che ho iniziato a pubblicare nel 1996 e che negli ultimi cinque anni mi sono dedicato soprattutto alla televisione, riducendo in maniera considerevole il "mio contributo" al mondo del fumetto, si tratta comunque sempre di circa 1.150 pagine l'anno. Non male.
Davanti a me ci sono, in ordine crescente: Moreno Burattini (17.115), Gianfranco Manfredi (17.195), Luigi Mignacco (18.424), Mauro Boselli (25.439), Alfredo Castelli (27.067), Guido Nolitta (33.808), Claudio Nizzi (34.794) e, primo, il grande Gian Luigi Bonelli con 39.552 pagine.
Mentirei se dicessi che questo risultato non mi inorgoglisce.

mercoledì 15 settembre 2010

Serialmente








Voglio segnalare anche qui, dopo averlo inserito tra i siti che mi piace visitare - vedi a lato - quello che è, a mio giudizio, il migliore sito italiano sulle serie televisive americane.
Si chiama Serialmente e lo trovate QUI.
Le recensioni sono davvero ben fatte e puntuali, ma, soprattutto, sempre molto intelligenti. E anche i giudizi dei vari "critici" sono sempre condivisibili.

La seconda stesura



















Nei fumetti una vera e propria seconda stesura della sceneggiatura non l'ho mai fatta. Scrivo una decina di tavole per volta per foraggiare il disegnatore, a volte senza nemmeno avere un soggetto dettagliato alle spalle: solo pochi appunti. Poi, a storia finita, sistemo i dialoghi e le incongruenze. Ma lo faccio con i disegni davanti, quindi con poche possibilità di riscrivere e ristrutturare quello che ho creato. Insomma la storia è quella che è stata disegnata e, pur potendo ancora intervenire, non la potrò più riscrivere di sana pianta.
Da quando lavoro per la Tv, invece, la seconda stesura è diventata una specie di ricorrenza: una di quelle che non andrebbe mai presa sottogamba...
-- Perché se scrivere è difficile, riscrivere lo è ancora di più.
-- Perché bastano tre pagine di note di un editor per mandare all'aria il lavoro di mesi, costringendoti a ripensarlo daccapo e, questa, volta senza la rete di una prima stesura sotto.
-- Perché, da adesso, in poi non puoi più sbagliare.
-- Perché se la sceneggiatura ancora non funziona, potrebbero affiancarti qualcuno che ti aiuti a riscriverla.
Se in una prima stesura, infatti, è consentito commettere errori - una delle frasi ricorrenti di un editor è: "E' una buona prima stesura", che non vuol necessariamente dire che sia anche una buona sceneggiatura - alla fine della seconda tutto dovrà iniziare ad andare a posto: la struttura, i dialoghi, i personaggi, i plot e i subplot.
Non sono più ammessi errori.
Se la seconda stesura della sceneggiatura sarà buona, allora sarete a posto, da lì in avanti sarà tutta in discesa. In caso contrario le riscritture si susseguiranno una via l'altra - da soli o in compagnia - senza sosta. E questo impoverirà la vostra sceneggiatura, stesura dopo stesura: esiste, infatti, una regola per cui dalla terza stesura in poi le sceneggiature iniziano a perdere via via la loro magia, come se fossero farfalle a cui mani maldestre hanno stropicciato le ali, spazzando via ogni traccia della "polverina" che le faceva volare.
C'è un aneddoto riportato da Linda Seger nel suo bel manuale: "Come scrivere una grande sceneggiatura", Dino Audino Editore.
C'era un tizio che aveva visto un sacco di brutti film al cinema e in Tv. E così si era detto: - Sono sicuro di poter fare meglio di così!.
Il passo successivo era stato quello di scrivere una sceneggiatura. E quello dopo ancora di farla girare tra i produttori.
Davanti al rifiuto dell'ennesimo produttore, l'uomo protestò: - Ma è meglio di quello che si vede in giro!
- Certo, - rispose il produttore, - chiunque può scrivere meglio di quello che si vede in giro. Il trucco è di scrivere talmente bene che, dopo, che tutti hanno rovinato la tua sceneggiatura nelle riscritture si possa ancora farne un film decente!

lunedì 13 settembre 2010

Trucchi d'autore 7: Gianfranco Manfredi
















Gianfranco Manfredi è nato nel 1948. E' cantautore, scrittore - Ultimi Vampiri, Magia rossa, Ho freddo e molti altri - sceneggiatore per il cinema e la televisione, attore e autore di fumetti.

Oltre ad avere sceneggiato episodi di Dylan Dog, Tex e Nick Raider, Gianfranco è il creatore di Gordon Link, Magico vento e della recente - bellissima - miniserie: Volto nascosto.

Quando lavori di preferenza?

Prendo appunti in piena notte. Sceneggio a mente fresca a partire dal primo pomeriggio fino all'ora di cena. Questo quando scrivo fumetti, quando scrivo romanzi non riesco a staccare. Mi sveglio prestissimo e non so neanche quando stacco, è un'immedesimazione totale.

Descrivi il tuo studio...

Una sessantina di metri quadri, con libreria smisurata, comoda scrivania e computer fisso. Un poggia documenti per le pagine in lavorazione. Degli scaffali di riviste. Una batteria, un pianoforte, diverse chitarre, ma purtroppo non ho mai tempo per suonare e così fanno arredamento e basta. C'è anche un impianto hi-fi, ma molto di rado metto musica di fondo lavorando. Per me la musica da sfondo è meglio non metterla perchè tanto non la si ascolta. Se invece la si ascolta non si può lavorare. Lo studio ha due enormi vetrate con vista delle montagne. C'è molta luce. Non tengo il telefono fisso nello studio perchè quando lavoro preferisco non venire disturbato. A volte mi porto il cellulare, ma se sto scrivendo un passo impegnativo non rispondo.

... E il tavolo su cui lavori. In base a che cosa l'hai scelto?

L'ho ereditato da uno zio, è una scrivania di quelle di una volta, di legno massiccio, con uno spazio per i libri sul davanti (ma ci tengo gli ellepi). Un piano molto largo, coperto da una lastra di vetro, così la pulizia è più facile. Il tavolo è sempre pieno di appunti che prendo di notte, scrivendoli sul primo pezzo di carta che mi ritrovo per le mani, in genere sui bordi dei giornali, o sui bianchi delle pubblicità delle riviste. Se un appunto è ordinato, secondo me, tanto vale scriverlo direttamente sul computer. L'appunto selvaggio mi stimola di più. Mia moglie ha cominciato a raccogliere i miei indecifrabili appunti scritti sopra le pubblicità perchè dice che il risultato ha qualcosa di artistico dal punto di vista grafico. Può darsi, fosse per me, butterei via tutto una volta creato il testo definitivo.

Quando hai iniziato a fare questo lavoro usavi la macchina da scrivere? E se sì, com'è stato il passaggio al computer?

Ho usato tutti i modi possibili immaginabili di scrittura. Ho anche provato a scrivere in tutti gli orari e in tutte le condizioni (nel caos e nel silenzio, da "bevuto" e in assoluta lucidità). Per quanto mi riguarda , se la scrittura mi coinvolge, il mezzo, il modo, l'ora e la condizione, non hanno grande rilevanza. Scrivendo si è comunque "altrove" . L'aspetto meccanico e fisico della digitazione è indifferente. Il computer è più comodo per le correzioni. Quando scrivevo a macchina, se cambiavo una parola del testo, invece di sbianchettare e correggere, ribattevo l'intera pagina da capo. Non mi piace tenere in pagina i "pentimenti".

Mentre scrivi fai delle pause?

Quasi mai. Se faccio pausa è per scrivere un'altra cosa (rispondere a una lettera, controllare un forum).

Ascolti musica o tieni la TV accesa?

Già detto. Musica in genere no. Se proprio sento il bisogno di un po' di allegria per sostenermi nei momenti di stanchezza, allora metto i Beach Boys, o della dance. La TV soltanto la sera. Vedo tre film al giorno. Se durante la visione mi distraggo, non cambio canale, ma mi metto a prendere appunti per le pagine da scrivere il giorno dopo.

Che cosa tieni sempre a portata di mano sulla scrivania?

Le sigarette.

Hai un'abbigliamento particolare per scrivere?

Ecco... forse non ho mai scritto da nudo, non che mi ricordi. Del resto, non sono di quelli che girano per casa in mutande e canottiera, o in tuta da ginnastica. Vesto casual, ma mi dà fastidio lo sbraco, trovo che sia una mancanza di rispetto per se stessi e per gli altri.

Usi carta per prendere appunti?

Stampo un sacco di volte quello che scrivo perchè i refusi li vedo meglio su carta. Così mi restano un sacco di fogli di scritture provvisorie. Piego in due i fogli e uso il retro per gli appunti. Solo che mi dimentico sempre di portare questi fogli fuori dallo studio, per cui se devo prendere un appunto quando sono davanti alla TV o quando mi sveglio di notte colto da un'idea improvvisa, lo scrivo con la prima penna che trovo (Bic, pennarello, matita) e sul primo foglio o spazio libero che trovo (giornale, rivista, retro di una busta, mi capita persino di scrivere sul retro di uno scontrino se non trovo di meglio). In viaggio uso le classiche Moleskine.

Che tipo di penne usi?

Quelle che trovo, come ho detto. Ne ho a dismisura, ovunque, e le perdo di continuo. Non le porto mai in tasca. Nemmeno alle Fiere del Fumetto, per cui quando devo fare autografi è sempre un disastro.

Hai degli sfizi particolari collegati alla scrittura?

Si vedrebbero meglio dall'esterno, io non me ne rendo conto. Mi rendo conto soltanto, a fine giornata, di aver fumato troppo e mi dò del pirla.

Disciplina o ispirazione?

Non esiste l'una senza l'altra. Perché disciplinarsi se non c'è scopo espressivo? E quante ispirazioni fulminanti a mente fredda risultano dalle cacate?

Si può scrivere usando solo la tecnica?

Non capisco la domanda. La tecnica è uno strumento. Se uno si mette a piantare chiodi solo per dimostrare quant'è bravo nel piantare chiodi, finisce che ne pianta di più del necessario.

Da dove nascono le idee migliori?

Dall'inconscio.

Sei mai stato "bloccato" dalla pagina bianca?

No. Ho sempre avuto il problema contrario. Troppe idee che fanno ingorgo, per cui mi tocca impugnare l'accetta e tagliare spietatamente, ance cose che di per sè sono belle, ma quando è troppo è troppo.

Libri o film per ispirarti?

Quando scrivo di un certo tema, mi piace andare a scovare tutto quello che posso in materia, non per copiare, ma per trovare il mio modo di raccontare quella cosa, e anche per arricchirmi stilisticamente confrontando quello che ho in mente con altri punti di vista. Spesso questo lo faccio anche per aspetti di dettaglio. Se il mio protagonista si trova in una foresta, o sotto la pioggia, mi vado a leggere una quantità di scene di foresta o di pioggia. Per descrivere una foresta o un uragano devo ritrovarmici dentro, non mi basta evocare vagamente lo scenario.

Descrivi il tuo metodo di sceneggiatura.

Una volta scalettavo. Con il tempo, questo si è reso superfluo. Inizio a scrivere e vado avanti, come suonare senza partitura. C'è un istinto e una misura spontanea che si affina con il tempo, e che si sviluppa nel lavoro stesso, non prima o separatamente. La scrittura non è un fatto meramente esecutivo di un programma. E' nella scrittura che si crea. Preferisco dedicare più tempo alle correzioni che all'ideazione astratta.

Quante pagine di sceneggiatura scrivi in un giorno?

Dipende. Possono essere tre. Ma mi è capitato anche di scriverne una ventina o più. Mediamente sette pagine. Se ne scrivo di più, preso da sacro furore, poi accade sempre che il giorno dopo taglio e riduco o riscrivo. Uno sceneggiatore deve capire qual è la sua misura giusta. C'è un limite altre il quale le pagine diventano imprecise o esuberanti.

Le tue pagine sono molto dettagliate o tendi a lasciare libertà al disegnatore?

Io cerco di limitarmi al focus point. Nessuna descrizione troppo complicata, preferisco allegare foto di ambienti o di oggetti se voglio far capire come sono fatti, piuttosto che descriverli a parole, perché una descrizione a parole ciascuno la interpreta a modo suo, mentre un'immagine è più chiara e oggettiva. Quello che si deve vedere in una vignetta dev'essere descritto nel modo più chiaro e semplice possibile, sinteticamente, senza costringere il disegnatore a seguire le tue contorsioni mentali o una prosa illeggibile, piena di dettagli inutili, di suggerimenti svianti, di alternative, o di velleità non rappresentabili.

Ti va di inviarmi una foto del tuo studio - fatta rigorosamente con il cellulare - da mettere in apertura di questa intervista?

Non so se ce l'ho. Non uso il cellulare per le foto. Darò uno sguardo, se ne trovo una, te la mando.

Grazie. Nel caso sostituirò il tuo ritratto con quella.

domenica 12 settembre 2010

Sons of anarchy


















Un telefilm da "maschi" questo "Sons of anarchy", almeno a prima vista...
Ambientato in una California molto lontana dallo stereotipo corrente, la serie racconta la storia di una gang di bikers: i S.o.A. (Sons of Anarchy).
Harley Davidsons e motociclisti, quindi, con tutto quello che questo comporta: testosterone, botte, violenza, machismo, amicizia virile e sesso.
Poi inizi a guardare gli episodi, uno via l'altro, e ti accorgi che, sotto, c'è molto di più.
Un protagonista - Jax Turner - pieno di dubbi, per iniziare. Con una madre che, dopo la morte del marito - il vecchio capo dei S.o.A., nonché padre di Jax - si è risposata con il nuovo "re" della banda. Poi c'è la (ex) donna di Jax: fragile e tossica. Autodistruttiva.
La storia inizia quando Jax trova un vecchio scritto dal padre che, lentamente, gli fa aprire gli occhi sui "Sons of anarchy". Questo "diario" svolge, nell'economia della storia, la medesima funzione svolta dal fantasma del vecchio re che appariva al figlio Amleto all'inizio dell'omonima tragedia di Shakespeare.
Già Amleto... il paragone non è casuale visto che questa serie vuole proprio essere una rivisitazione in chiave moderna del capolavoro Shakespeariano. Un'ottima rivisitazione, molto intelligente e originale, se mi è concesso dirlo, altro che il brutto "Hamlet" di Michael Almereyda o le ultime versioni "in costume" di Zeffirelli e Branagh.
Se a questo aggiungiamo che "Sons of anarchy" è stato creato da Ken Sutter, uno dei produttori e sceneggiatori di un capolavoro come "The Shield" ed è interpretato da un gruppo di attori bravissimi, ecco spiegato perchè ci troviamo di fronte una delle migliori serie americane degli ultimi anni.
A proposito di attori. riflettevo sul fatto che quando uno spettatore italiano riconosce tutti i protagonisti per averli visti in altre serie - in "S.o.A." ci sono attori di: "Queer as folk", "I Soprano", "The Shield", "Prison break", "Deadwood" e "Boston Legal", la faccenda inizia a farsi davvero preoccupante...