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sabato 18 settembre 2010

Trucchi d'autore 10: Roberto Recchioni

Roberto Recchioni è nato nel 1974. E' sia sceneggiatore che disegnatore.
Ha esordito sulla serie Dark Side e poi ha collaborato con le maggiori case editrici italiane e con l'americana Heavy Metal.
Creatore di John Doe e di David Murphy 911, ha scritto - e sta scrivendo - storie per Diabolik e Dylan Dog.

Quando lavori di preferenza?

Una volta lavoravo sempre e in qualsiasi condizione, senza preferenze. Bartoli mi aveva insegnato a fare così ed ero giovane. Negli ultimi tempi, con la mia giornata che è diventata un inferno di telefonate, preferisco lavorare di notte, quando non mi disturba quasi nessuno.

Descrivi il tuo studio...

E' complicato. Perché, grossomodo, tutta casa mia è il mio studio visto che quasi ogni passione che ho si interfaccia poi con il mio lavoro. Comunque è ci sono troppi libri, davvero troppi fumetti, qualche statuetta di supereroi di quelle scolpite a modino, qualche pupazzo, un grosso televisore che uso solo per i bluray e tenerci attaccate tutte le console sulla piazza, un puff, per stare davanti al televisore a una distanza che nessun ottico consiglierebbe, due tavoli da lavoro (uno per la scrittura e uno per il disegno), un cane di taglia media, un gatto di diciannove anni che sembra uscito dal Pet Semetary di King.

... E il tavolo su cui lavori. In base a che cosa l'hai scelto?

Quello da disegno doveva essere non troppo grande inclinato il giusto. Quello per la scrittura mi doveva piacere (è un vecchio tavolo di antiquariato, in legno). La cosa divertente è che, nonostante queste due posizioni di lavoro, poi finisce che disegno sul tavolo della cucina e scrivo sul portatile, in giro per casa. Quando si tratta di lavorare mi scotta la sedia e se mi metto alla posizione preposta faccio ancora più fatica.

Quando hai iniziato a fare questo lavoro usavi la macchina da scrivere? E se sì, com'è stato il passaggio al computer?

Sì, ma solo per la mia primissima sceneggiatura. Poi sono passato a un 286 "portatile" (era enorme e pesantissimo), poi a un Pentium fisso, poi di nuovo a portatile sempre Windows e adesso sono 6-7 anni che lavoro su Mac, un Mini e un Mac Book. Il passaggio al computer è stato "Hey, finalmente posso permettermene uno!"

Mentre scrivi fai delle pause?

Yep. Fumo. Passeggio. Giocherello con tutto quello che mi capita sotto mano. Poi mi risiedo e sparo a raffica un'altra serie di vignette, se va bene, di tavole. Poi mi rialzo di nuovo.

Ascolti musica o tieni la TV accesa?

Una volta sì, adesso ho scoperto il valore del silenzio e della quiete.

Che cosa tieni sempre a portata di mano sulla scrivania?

Sigarette.

Hai un'abbigliamento particolare per scrivere?

No.

Usi carta per prendere appunti?

No.

Che tipo di penne usi?

Non so più scrivere in corsivo, quindi ho praticamente smesso di usare la penna, a meno che non mi serva per qualcosa che devo disegnare.

Hai degli sfizi particolari collegati alla scrittura?

No.

Disciplina o ispirazione?

Rigida mancanza di disciplina. E poi, quando le scadenze mi sono sul collo e sono messo con le spalle al muro, vado in crunch time e non alzo la testa dal computer fino a quando non ho finito.

Si può scrivere usando solo la tecnica?

Sì. Ma non bene.

Da dove nascono le idee migliori?

A saperlo, andrei a cercarle. Penso che ci siano sempre degli operai che lavorano, nelle nostre teste. Smontano, rimontano, studiano, tutto quello che ci sta intorno, la realtà come le storie degli altri. E poi lavorano. Certe volte li devi spronare a fare i doppi turni per tirare fuori una storia piccola piccola, altre volte, capita che si presentino da soli con una storia perfetta, tutta costruita nei minimi dettagli. Per me, quella è quello che tutti chiamano ispirazione: tanto lavoro invisibile che avviene a nostra insaputa.

Sei mai stato "bloccato" dalla pagina bianca?

Ultimamente. Bloccato no. Ma ho fatto fatica a scrivere al mio solito ritmo.

Libri o film per ispirarti?

Tutti e due. E i videogiochi. E la musica. E, più volte di quanto mi piaccia ammettere, anche la semplice vita.

Descrivi il tuo metodo di sceneggiatura.

Parto dai dialoghi. Sono la prima cosa che scrivo. Li scrivo di getto e poi li limo, controllando che tutte le informazioni necessarie passino nella giusta maniera. Cerco di farli il più freschi e naturali possibili. Ogni tanto me li recito da solo. Poi divido i dialoghi in tavole, per stabilire il ritmo delle sequenze e lo spazio che avranno. A quel punto, divido le tavole in vignette, per dare il ritmo alla singola tavola. E allora, solo allora, scrivo le indicazioni di regia.

Quante pagine di sceneggiatura scrivi in un giorno?

Dipende. Da cosa scrivo e come sto. Per Dylan Dog, per esempio, più di 10 pagine al giorno non riesco a scrivere. Per John Doe o per cose mie che conosco bene, non ne scrivo meno di 20. Direi che se sono rilassato e in forma, la media è intorno alle 15. Se sono sotto consegne, 30 o più. Se ho impicci miei, 5 al massimo. Se è uscito un nuovo Halo, niente fino a quando non l'ho finito. Ma chiariamo: non sono uno che riesce a lavorare tutti i giorni. Certi giorni ho delle esplosioni di produttività e scrivo 30 pagine, il giorno dopo sono spompato e me ne vado in giro.

Le tue pagine sono molto dettagliate o tendi a lasciare libertà al disegnatore?

Abbastanza dettagliate ma non troppo. Sono molto attaccato alla scansione delle vignette e alla struttura della tavola. Molto meno alle inquadratura. Descrivo con minuzia gli elementi che devono essere in scena e gli ambienti (di solito fornisco una massiccia dose di riferimenti fotografici) ma sono molto stringato nelle descrizioni delle inquadrature che, nel caso mi fidi, preferisco lasciare al disegnatore che conosce questo aspetto del mestiere meglio di me.

Ti va di inviarmi una foto del tuo studio - fatta rigorosamente con il cellulare - da mettere in apertura di questa intervista?

Eccola. E sì, il 4g fa foto grandi.

venerdì 17 settembre 2010

Trucchi d'autore 9: Tito Faraci













Nato nel 1965, Tito Faraci è uno dei migliori sceneggiatori di fumetti attualmente su piazza; l'unico in grado di passare dal comico al drammatico, dal western al giallo, dall'horror ai super-eroi, senza apparente sforzo e senza mai abbassare di un millimetro la qualità di quello che scrive, che è sempre molto alta.
Ha scritto storie per Topolino, Pikappa, Dylan Dog, Martin Mystère, Zagor, Lupo Alberto, Diabolik, Nick Raider, Magico Vento ed è uno dei pochissimi italiani ad avere scritto anche per la Marvel: L 'Uomo Ragno, Devil e Capitan America.
Autore di Brad Barron, Tito ha scritto nel 2009 uno strepitoso - a giudizio del Piani - romanzo per ragazzi intitolato: "il cane Piero, avventure di un fantasma", che consiglio, spassionatamente, a tutti.
Quando lavori di preferenza?
La mattina. Cerco di fare il più possibile entro mezzogiorno, cominciando presto. Poi lavoro di lima, nel pomeriggio.
Descrivi il tuo studio...
Una sezione relativamente isolata di un loft, dove c'è altra gente che fa altri lavori (creativi, ma diversi dal mio). Un quadrato con due pareti di librerie e due bianche.
... E il tavolo su cui lavori. In base a che cosa l'hai scelto?
Me lo sono trovato lì quando sono arrivato. È grande, va bene.
Quando hai iniziato a fare questo lavoro usavi la macchina da scrivere? E se sì, com'è stato il passaggio al computer?
Sì, ho usato la macchina da scrivere. Nessun rimpianto, anche se mi ha fortificato. Il passaggio al computer è stato rapido.
Mentre scrivi fai delle pause?
Il meno possibile. A volte non rispondo al telefono.
Ascolti musica o tieni la TV accesa?
No. Una volta sì, anni fa. Oggi no.
Che cosa tieni sempre a portata di mano sulla scrivania?
Fogli per scarabocchiare.
Hai un'abbigliamento particolare per scrivere?
No.
Usi carta per prendere appunti?
Sì, sempre.
Che tipo di penne usi?
Solo nere. Scaramanzia.
Hai degli sfizi particolari collegati alla scrittura?
Vado a casa lasciando sempre qualcosa a metà, da finire. Mi aiuta la mattina dopo.
Disciplina o ispirazione?
Entrambe, ovvio. Genio e regolatezza.
Si può scrivere usando solo la tecnica?
Sì.
Da dove nascono le idee migliori?
Non lo so.
Sei mai stato "bloccato" dalla pagina bianca?
Molto di rado. Continuo a picchiare la testa contro il muro, finché non lo sfondo.
Libri o film per ispirarti?
Libri sempre. Sono un lettore professionista. Al cinema preferisco la tv.
Descrivi il tuo metodo di sceneggiatura.
Direi che è un approccio visivo. Descrivo un'immagine mentale che ho della scena, talvolta passando attraverso dei bozzetti.
Quante pagine di sceneggiatura scrivi in un giorno?
Cinque o sei. Mai di meno, quasi mai di più.
Le tue pagine sono molto dettagliate o tendi a lasciare libertà al disegnatore?
Sono dettagliate. Ma questo per me non significa non lasciare libertà al disegnatore. Significa farsi capire fino in fondo, con sincerità, stabilire una complicità.
Ti va di inviarmi una foto del tuo studio - fatta rigorosamente con il cellulare - da mettere in apertura di questa intervista?
Il mio vecchio BlackBerry, che mi ostino a non cambiare, non scatta le foto. Mi dispiace.
Allora metterò una tua fotografia.

giovedì 16 settembre 2010

Trucchi d'autore 8: Pasquale Ruju














Pasquale Ruju è nato nel 1962. E', oltre che autore di fumetti anche un doppiatore e un attore: ha recitato nella soap opera Vivere.
Ha scritto storie per Dylan Dog, Nathan Never e Tex. Sempre per la Sergio Bonelli Editore è autore di due miniserie: Demian e Cassidy.
Quando lavori di preferenza?
Ore ufficio.
Descrivi il tuo studio...
Piccolo, caotico.
... E il tavolo su cui lavori. In base a che cosa l'hai scelto?
Un vecchio tavolo Ikea che avevo in casa.
Quando hai iniziato a fare questo lavoro usavi la macchina da scrivere? E se sì, com'è stato il passaggio al computer?
Sì, una vecchia Olivetti. Con il pc, molte imprecazioni all'inizio. Poi non male.
Mentre scrivi fai delle pause?
Di soloto una sola pausa caffè nel pomeriggio.
Ascolti musica o tieni la TV accesa?
No.
Che cosa tieni sempre a portata di mano sulla scrivania?
Telefono e un tagliacarte (che uso come oggetto antistress)
Hai un'abbigliamento particolare per scrivere?
No.
Usi carta per prendere appunti?
Prendo appunti sul pc.
Che tipo di penne usi?
Nessuna.
Hai degli sfizi particolari collegati alla scrittura?
La alterno con cazzeggio su internet, ma senza esagerare.
Disciplina o ispirazione?
Molta disciplina e un po' di ispirazione.
Si può scrivere usando solo la tecnica?
Sì, ma è mooolto faticoso.
Da dove nascono le idee migliori?
Per caso, in giro o al mattino facendosi la barba (un classico)
Sei mai stato "bloccato" dalla pagina bianca?
No.
Libri o film per ispirarti?
Tutti quelli possibili. In particolare i film di Michael Mann e i libri di Richard Stark e Jean-Claude Izzo.
Descrivi il tuo metodo di sceneggiatura.
Scaletta, qualche appunto, e poi lavoro di getto. Correggo abbastanza poco (come molti che hanno "imparato" con la macchina da scrivere).
Quante pagine di sceneggiatura scrivi in un giorno?
10 di media, con punte di 25.
Le tue pagine sono molto dettagliate o tendi a lasciare libertà al disegnatore?
La via di mezzo, più sul dettagliato, comunque.
Ti va di inviarmi una foto del tuo studio - fatta rigorosamente con il cellulare - da mettere in apertura di questa intervista?
Allego...

lunedì 13 settembre 2010

Trucchi d'autore 7: Gianfranco Manfredi
















Gianfranco Manfredi è nato nel 1948. E' cantautore, scrittore - Ultimi Vampiri, Magia rossa, Ho freddo e molti altri - sceneggiatore per il cinema e la televisione, attore e autore di fumetti.

Oltre ad avere sceneggiato episodi di Dylan Dog, Tex e Nick Raider, Gianfranco è il creatore di Gordon Link, Magico vento e della recente - bellissima - miniserie: Volto nascosto.

Quando lavori di preferenza?

Prendo appunti in piena notte. Sceneggio a mente fresca a partire dal primo pomeriggio fino all'ora di cena. Questo quando scrivo fumetti, quando scrivo romanzi non riesco a staccare. Mi sveglio prestissimo e non so neanche quando stacco, è un'immedesimazione totale.

Descrivi il tuo studio...

Una sessantina di metri quadri, con libreria smisurata, comoda scrivania e computer fisso. Un poggia documenti per le pagine in lavorazione. Degli scaffali di riviste. Una batteria, un pianoforte, diverse chitarre, ma purtroppo non ho mai tempo per suonare e così fanno arredamento e basta. C'è anche un impianto hi-fi, ma molto di rado metto musica di fondo lavorando. Per me la musica da sfondo è meglio non metterla perchè tanto non la si ascolta. Se invece la si ascolta non si può lavorare. Lo studio ha due enormi vetrate con vista delle montagne. C'è molta luce. Non tengo il telefono fisso nello studio perchè quando lavoro preferisco non venire disturbato. A volte mi porto il cellulare, ma se sto scrivendo un passo impegnativo non rispondo.

... E il tavolo su cui lavori. In base a che cosa l'hai scelto?

L'ho ereditato da uno zio, è una scrivania di quelle di una volta, di legno massiccio, con uno spazio per i libri sul davanti (ma ci tengo gli ellepi). Un piano molto largo, coperto da una lastra di vetro, così la pulizia è più facile. Il tavolo è sempre pieno di appunti che prendo di notte, scrivendoli sul primo pezzo di carta che mi ritrovo per le mani, in genere sui bordi dei giornali, o sui bianchi delle pubblicità delle riviste. Se un appunto è ordinato, secondo me, tanto vale scriverlo direttamente sul computer. L'appunto selvaggio mi stimola di più. Mia moglie ha cominciato a raccogliere i miei indecifrabili appunti scritti sopra le pubblicità perchè dice che il risultato ha qualcosa di artistico dal punto di vista grafico. Può darsi, fosse per me, butterei via tutto una volta creato il testo definitivo.

Quando hai iniziato a fare questo lavoro usavi la macchina da scrivere? E se sì, com'è stato il passaggio al computer?

Ho usato tutti i modi possibili immaginabili di scrittura. Ho anche provato a scrivere in tutti gli orari e in tutte le condizioni (nel caos e nel silenzio, da "bevuto" e in assoluta lucidità). Per quanto mi riguarda , se la scrittura mi coinvolge, il mezzo, il modo, l'ora e la condizione, non hanno grande rilevanza. Scrivendo si è comunque "altrove" . L'aspetto meccanico e fisico della digitazione è indifferente. Il computer è più comodo per le correzioni. Quando scrivevo a macchina, se cambiavo una parola del testo, invece di sbianchettare e correggere, ribattevo l'intera pagina da capo. Non mi piace tenere in pagina i "pentimenti".

Mentre scrivi fai delle pause?

Quasi mai. Se faccio pausa è per scrivere un'altra cosa (rispondere a una lettera, controllare un forum).

Ascolti musica o tieni la TV accesa?

Già detto. Musica in genere no. Se proprio sento il bisogno di un po' di allegria per sostenermi nei momenti di stanchezza, allora metto i Beach Boys, o della dance. La TV soltanto la sera. Vedo tre film al giorno. Se durante la visione mi distraggo, non cambio canale, ma mi metto a prendere appunti per le pagine da scrivere il giorno dopo.

Che cosa tieni sempre a portata di mano sulla scrivania?

Le sigarette.

Hai un'abbigliamento particolare per scrivere?

Ecco... forse non ho mai scritto da nudo, non che mi ricordi. Del resto, non sono di quelli che girano per casa in mutande e canottiera, o in tuta da ginnastica. Vesto casual, ma mi dà fastidio lo sbraco, trovo che sia una mancanza di rispetto per se stessi e per gli altri.

Usi carta per prendere appunti?

Stampo un sacco di volte quello che scrivo perchè i refusi li vedo meglio su carta. Così mi restano un sacco di fogli di scritture provvisorie. Piego in due i fogli e uso il retro per gli appunti. Solo che mi dimentico sempre di portare questi fogli fuori dallo studio, per cui se devo prendere un appunto quando sono davanti alla TV o quando mi sveglio di notte colto da un'idea improvvisa, lo scrivo con la prima penna che trovo (Bic, pennarello, matita) e sul primo foglio o spazio libero che trovo (giornale, rivista, retro di una busta, mi capita persino di scrivere sul retro di uno scontrino se non trovo di meglio). In viaggio uso le classiche Moleskine.

Che tipo di penne usi?

Quelle che trovo, come ho detto. Ne ho a dismisura, ovunque, e le perdo di continuo. Non le porto mai in tasca. Nemmeno alle Fiere del Fumetto, per cui quando devo fare autografi è sempre un disastro.

Hai degli sfizi particolari collegati alla scrittura?

Si vedrebbero meglio dall'esterno, io non me ne rendo conto. Mi rendo conto soltanto, a fine giornata, di aver fumato troppo e mi dò del pirla.

Disciplina o ispirazione?

Non esiste l'una senza l'altra. Perché disciplinarsi se non c'è scopo espressivo? E quante ispirazioni fulminanti a mente fredda risultano dalle cacate?

Si può scrivere usando solo la tecnica?

Non capisco la domanda. La tecnica è uno strumento. Se uno si mette a piantare chiodi solo per dimostrare quant'è bravo nel piantare chiodi, finisce che ne pianta di più del necessario.

Da dove nascono le idee migliori?

Dall'inconscio.

Sei mai stato "bloccato" dalla pagina bianca?

No. Ho sempre avuto il problema contrario. Troppe idee che fanno ingorgo, per cui mi tocca impugnare l'accetta e tagliare spietatamente, ance cose che di per sè sono belle, ma quando è troppo è troppo.

Libri o film per ispirarti?

Quando scrivo di un certo tema, mi piace andare a scovare tutto quello che posso in materia, non per copiare, ma per trovare il mio modo di raccontare quella cosa, e anche per arricchirmi stilisticamente confrontando quello che ho in mente con altri punti di vista. Spesso questo lo faccio anche per aspetti di dettaglio. Se il mio protagonista si trova in una foresta, o sotto la pioggia, mi vado a leggere una quantità di scene di foresta o di pioggia. Per descrivere una foresta o un uragano devo ritrovarmici dentro, non mi basta evocare vagamente lo scenario.

Descrivi il tuo metodo di sceneggiatura.

Una volta scalettavo. Con il tempo, questo si è reso superfluo. Inizio a scrivere e vado avanti, come suonare senza partitura. C'è un istinto e una misura spontanea che si affina con il tempo, e che si sviluppa nel lavoro stesso, non prima o separatamente. La scrittura non è un fatto meramente esecutivo di un programma. E' nella scrittura che si crea. Preferisco dedicare più tempo alle correzioni che all'ideazione astratta.

Quante pagine di sceneggiatura scrivi in un giorno?

Dipende. Possono essere tre. Ma mi è capitato anche di scriverne una ventina o più. Mediamente sette pagine. Se ne scrivo di più, preso da sacro furore, poi accade sempre che il giorno dopo taglio e riduco o riscrivo. Uno sceneggiatore deve capire qual è la sua misura giusta. C'è un limite altre il quale le pagine diventano imprecise o esuberanti.

Le tue pagine sono molto dettagliate o tendi a lasciare libertà al disegnatore?

Io cerco di limitarmi al focus point. Nessuna descrizione troppo complicata, preferisco allegare foto di ambienti o di oggetti se voglio far capire come sono fatti, piuttosto che descriverli a parole, perché una descrizione a parole ciascuno la interpreta a modo suo, mentre un'immagine è più chiara e oggettiva. Quello che si deve vedere in una vignetta dev'essere descritto nel modo più chiaro e semplice possibile, sinteticamente, senza costringere il disegnatore a seguire le tue contorsioni mentali o una prosa illeggibile, piena di dettagli inutili, di suggerimenti svianti, di alternative, o di velleità non rappresentabili.

Ti va di inviarmi una foto del tuo studio - fatta rigorosamente con il cellulare - da mettere in apertura di questa intervista?

Non so se ce l'ho. Non uso il cellulare per le foto. Darò uno sguardo, se ne trovo una, te la mando.

Grazie. Nel caso sostituirò il tuo ritratto con quella.