giovedì 12 agosto 2010

Curiosità e snobismi















Sono una persona curiosa; molto curiosa. Fin da quando ero piccolo, se leggevo una parola di cui non conoscevo il significato prendevo il vocabolario e lo cercavo. Se sentivo il nome di un personaggio storico o anche semplicemente famoso, mi documentavo subito su di lui. Poi con Internet è diventato tutto ancora più facile.
Capita spesso che le persone che incontro mi chiedano che lavoro faccio.
- Lo sceneggiatore, - rispondo.
- E cosa sarebbe?
- Scrivo i film.
Silenzio.
- Le battute che dicono gli attori.
Silenzio.
- E poi invento la storia.
Silenzio.
- Tutta la trama. Tutto quello che succede in un film, lo scrivo io.
A quel punto l'interlocutore ha capito. Mi guarda tra il perplesso e l'ammirato, poi, annuendo, chiude la conversazione con un invariabile: - Allora hai molta fantasia.
Ma c'è anche un altro tipo di dialogo che inizia sempre con la stessa domanda:
- Che lavoro fai?
- Lo sceneggiatore.
A questo punto, l'interlocutore si rivolge a un parente/amico/figlio e, indicandomi, gli rivela, ammirato: - Fa lo scenografo!
Ha capito che faccio parte del mondo del cinema, ma fa un po' di confusione. Tocca a me cercare di riportarlo sulla retta via.
- No, lo sceneggiatore.
- Quello che fa le scene.
- No quello è lo scenografo. Io, invece, sono uno sceneggiatore. Scrivo le scene.
Silenzio.
- Scrivo i film.
Silenzio.
- Le battute che dicono gli attori.
Silenzio.
(...)
In seguito a esperienze analoghe, molti colleghi alla domanda: - Che lavoro fai? - rispondono semplicemente: - Lo scrittore.
Più chiaro, conciso.
Ma io sono testardo e continuo a rispondere che faccio lo sceneggiatore.
Ognuno di noi, nella sua vita, ha visto un numero imprecisato di film e, quindi, di titoli di testa. E io mi chiedo ancora, dopo tanti anni: possibile che la maggior parte della gente davanti alla scritta: "sceneggiatura di" non si sia mai chiesta che cosa diavolo significasse?

sabato 7 agosto 2010

Dario













E' sempre stato uno dei miei miti.
Suo il film che mi ha ossessionato e spaventato di più quand'ero bambino (Profondo rosso, visto nel 1976) suoi il primo film vietato ai minori di 14 anni che ho visto al cinema (1980: Inferno) e quello vietato ai minori di 18 anni (1982: Tenebre).
Se io, giovane appassionato di gialli e di horror, ho deciso che sarei diventato uno sceneggiatore - dopo avere escluso la possibilità di diventare un regista - lo devo soprattutto a lui e ai suoi film.
Perché vi racconto questo? Perché subito prima di partire per le vacanze, ho concluso la sceneggiatura di quello che, fatti i debiti scongiuri, dovrebbe essere il prossimo film di Dario Argento.
L'ho scritto insieme a Dario e ad Antonio Tentori ed è stata, per me, un'esperienza davvero indimenticabile.
Per rumors, notizie a approfondimenti sul film vi rimando al web. In questa sede volevo solo farvi partecipi della mia gioia e ringraziare Dario per l'opportunità e l'onore che mi ha concesso.

venerdì 6 agosto 2010

Consigli non richiesti a sceneggiatori cinematografici in erba/1



















I corsi e le scuole di scrittura sono utili per conoscere gli addetti ai lavori e creare dei contatti.
I manuali possono essere utili anche per imparare a scrivere una sceneggiatura.
Quelli americani che vale la pena di leggere sono, a mio modo di vedere, cinque e sono stati - tutti tranne uno - tradotti in Italiano.
Li elenco per coloro che fossero interessati all'argomento:
Syd Field: "La sceneggiatura" - Lupetti.
John Truby: "Anatomia di una storia" - Dino Audino editore
Robert McKee: "Story" - International Forum Edizioni.
LInda Seger: "Come scrivere una grande sceneggiatura" - Dino Audino Editore
Blake Snyder: "Save the cat!" - Michael Wiese Productions
Ognuno di questi cinque autori ha un'idea diversa e ben precisa su come si debba scrivere una sceneggiatura. Varrebbe la pena di leggerli tutti, per poi, a quel punto, fare di testa propria.
C'è anche un manuale derivativo, ma molto valido, che mette in campo tutti i punti di vista di cui sopra riunendoli, semplificati, in un unico volume. Lo ha scritto Luca Aimeri e si intitola: "Manuale di sceneggiatura cinematografica". E' edito da UTET.
I libri fin qui elencati spiegano come fare per strutturare una storia e creare dei conflitti e dei personaggi interessanti. Ma c'è un libro da cui non mi separo mai e che consiglio a chiunque voglia fare questo mestiere. E' in inglese, ma poco importa visto l'argomento. Si intitola "The Hollywood standard", è stato scritto da Christopher Riley ed edito da Michael Wiese Productions. Illustra come si scriva materialmente una sceneggiatura, cosa vada descritto e cosa no, come si debbano indicare i flashback e i suoni, una sequenza sogno piuttosto che una montage.

sabato 31 luglio 2010

1914-2010



















E' morta a Roma, all'età di 96 anni, Suso Cecchi D'amico. E' stata, insieme a pochi altri - Flaiano, Age & Scarpelli, Maccari, Zavattini - il cinema Italiano.
Valgono, per ricordarla come merita, il manifesto di uno dei suoi film più belli - I soliti ignoti - e i titoli di alcuni delle oltre cento pellicole che la signora Cecchi D'amico ha sceneggiato nella sua lunga e ineguagliabile carriera: Roma città aperta, Ladri di biciclette, Miracolo a Milano, Bellissima, Senso, Rocco e i suoi fratelli, Salvatore Giuliano, il Gattopardo, Metello, Gruppo di famiglia in un interno, L'innocente, Le avventure di Pinocchio, Speriamo che sia femmina.
Oggi è una giornata molto triste.

venerdì 30 luglio 2010

Confessioni di uno squilibrato















Premetto che so benissimo che questo potrà sembrare il post di uno squilibrato, ma, almeno nella mia mente, il problema di cui mi appresto a parlarvi, esiste. Eccome.
Tra poco più di una settimana andrò in vacanza. Al mare, a casa dei miei genitori. E come ogni anno sorge il problema dei romanzi da portarmi dietro, da leggere spaparanzato sulla spiaggia.
Innanzitutto il numero. Resterò a Cattolica per quindici giorni e, considerando che in vacanza leggo più o meno un libro di 150/200 pagine al giorno, per essere sicuro che mi bastino dovrei portarne almeno una decina, più o meno grossi.
Poi, però, esiste il rischio fondato che alcuni di questi libri, non mi piacciano: il che significa che li abbandonerò dopo poche pagine.
E così i libri da portare diventeranno almeno venti. A cui andranno aggiunti alcuni libri che mi serviranno per lavoro (sì, perché, almeno per qualche ora al giorno, dovrò anche scrivere).
Facciamo che porterò venticinque libri.
Ma quali?
Sui modi in cui un lettore sceglie (o non sceglie) in libreria i libri da leggere, Calvino ha riempito due pagine del suo splendido: "Se una notte d'inverno un viaggiatore". Eccone uno stralcio, illuminante:

Sventando questi assalti, ti porti sotto le torri del fortilizio, dove fanno resistenza i Libri Che Da Tanto Tempo Hai in Programma Di Leggere,

i Libri Che Da Anni Cercavi Senza Trovarli,

i Libri Che Riguardano Qualcosa Di Cui Ti Occupi In Questo Momento,

i Libri Che Vuoi Avere Per Tenerli A Portata Di Mano In Ogni Evenienza,

i Libri Che Potresti Mettere Da Parte Per Leggerli Magari Quest'Estate,

i Libri Che Ti Mancano Per Affiancarli Ad Altri Libri Ne! Tuo Scaffale,

i Libri Che Ti Ispirano Una Curiosità Improvvisa, Frenetica E Non Chiaramente Giustificabile.

Ecco che ti è stato possibile ridurre il numero illimitato di forze in campo a un insieme certo molto grande ma comunque calcolabile in un numero finito, anche se questo relativo sollievo ti viene insidiato dalle imboscate dei Libri Letti Tanto Tempo Fa Che Sarebbe Ora Di Rileggerli e dei Libri Che Hai Sempre Fatto Finta D'Averli Letti Mentre Sarebbe Ora Ti Decidessi A Leggerli Davvero.

Sia come sia, ho già iniziato a prepararmi. E non è facile: sono giorni che spulcio nella mia biblioteca - e chi mi conosce sa quanto questa sia ampia - in cerca di ispirazione. Al momento i papabili sono una quarantina: i dieci giorni che mi separano dalle ferie serviranno a scremarli.
Tra quelli che porterò certamente ci sono: "Il porto degli spiriti" di John Ajvide Lindqvist (l'autore di "Lasciami entrare"), l'ultimo di Don Winslow - un autore scoperto da poco e che mi piace molto - qualche Simenon (come andare in vacanza senza di lui), la biografia di Dean Martin scritta da Nick Tosches, scrittore che amo molto, i due romanzi usciti in Italia di Megan Abbott (consigliatami dal mio amico Tito Faraci tramite il suo blog), un po' di Haruki Murakami, poi ancora "Rosso Flyd" di Michele Mari e"The Dome" di Stephen King che non ho, colpevolmente, ancora letto. "Un colpo di vento" di tale Von Schirac che mi incuriosisce. Infine porterò con me, come ogni anno, il meridiano di Dashiell Hammett con l'intenzione di (ri)leggere tutti i romanzi di uno dei miti della mia adolescenza.
La cosa divertente (?) è che una volta che avrò fatto la mia scelta e sarò al mare, capiterò in una libreria e comprerò altri libri che, probabilmente, leggerò prima di quelli che mi sono portato da casa, rendendo così vano, almeno in parte, il lavoro di questi giorni.

sabato 24 luglio 2010

Ancora su "Castle"
















Torno ancora a parlare di "Castle". Che palle, direte voi, ma che ci posso fare se è uno dei telefilm più divertenti e intelligenti che ci sia in questo momento in circolazione?
Come di certo saprete il protagonista della serie è uno scrittore di nome Richard Castle. Collabora con il detective Kate Beckett come consulente e, insieme, risolvono omicidi.
L'idea è vecchia come il cucco, ma qui è tutto fatto molto bene e l'U.R.S.T (Un-resolved Sexual Tension) tra i due protagonisti funziona come poche altre volte.
Castle scrive romanzi che hanno per protagonista una detective donna che si chiama Nikki Heat e che è ispirata a Beckett: in realtà Castle ha messo in questo personaggio tutte le fantasie che lui ha sulla "collega" e sono molte, credetemi.
Ma non è finita qui perché poi il romanzo di cui sopra, intitolato nella finzione "Heat Wave", è uscito veramente in libreria: in Italia è edito da Fazi. Si chiama sempre "Heat Wave" ed è scritto da Richard Castle.
Pura operazione commerciale, ma molto divertente, perché il libro non racconta le avventure di Castle e di Beckett, ma quelle di Nikki Heat.
Ed ora permettetemi una divagazione: spesso, nella serie, appaiono degli scrittori veri. Castle gioca spesso a poker con Michael Connelly e James Patterson e sono gli stessi Patterson e Connelly ad interpretare simpaticamente se stessi.
Geniale un dialogo tra Castle e sua madre in uno degli ultimi episodi della seconda stagione (o era proprio l'ultimo episodio?). Lei dice al figlio che James Patterson ha chiamato e che arriverà in ritardo al poker di quella sera e Castle risponde, serio: - Probabilmente userà quel tempo per scrivere un altro libro.
Un ultimo tocco di classe: sembra che a scrivere "Heat Wave", con lo pseudonimo di Richard Castle sia stato proprio James Patterson ;-)

mercoledì 21 luglio 2010

Benvenuto










Conosco poco Moreno Burattini: ci siamo incrociati qualche volta quando lavoravo alla "Sergio Bonelli Editore" e abbiamo scambiato giusto qualche parola, ma lo apprezzo moltissimo sia come sceneggiatore che come studioso di fumetti. Confesso che è per le sue note e i suoi commenti - dato che possiedo già gli albi originali - che sto comprando in edicola la serie di "Alan Ford Story".
Di recente Moreno ha aperto un blog che promette di essere molto interessante.
Si chiama "Freddo cane in questa palude", titolo davvero notevole e azzeccato.
Lo trovate QUI.
A voi lettori non dico altro: so che vi divertirete a seguirlo.
A Moreno auguro un sincero benvenuto nella blogosfera.