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venerdì 25 febbraio 2011

Grande! Anche Brolli ha un blog















Ho conosciuto Daniele Brolli a metà degli anni '80 a Bologna. Insieme a Giorgio Carpinteri, Igort, Marcello Jori, Lorenzo Mattotti e Andrea Pazienza era uno dei miei insegnanti al corso di fumetto Zio Feininger.
In seguito l'ho rivisto solo alcune volte, a Milano, quando lavoravo come redattore alla Sergio Bonelli Editore e lui capitava in via Buonarroti, ma ho sempre seguito con grande attenzione e piacere tutto quello che ha fatto in questi anni: editor e scopritore dei Cannibali - uno dei pochi fenomeni letterari italiani degni di nota degli ultimi 20 anni - critico letterario raffinatissimo - memorabili i suoi pezzi sulla rivista Pulp - autore e sceneggiatore di fumetti, disegnatore, romanziere, ecc, ecc, ecc.
Ho scoperto ieri, da questo post di Roberto Recchioni, che Daniele ha un blog: un bellissimo blog, pieno di parole e disegni - tra cui quello che vedete qui sopra - che consiglio a tutti voi. Così come vi consiglio i tre post in cui Daniele parla di Andrea Pazienza: in molti hanno scritto su di lui (Scozzari e Sparagna su tutti) ma nessuno aveva saputo raccontare Paz così bene.

domenica 24 ottobre 2010

Kiai



















In questi giorni riflettevo su che cosa sia importante per costruire una buona storia.
Quand'ero molto giovane - uno "scrittore libero e bello" per usare un'espressione cara a Renato Queirolo - pensavo che questo qualcosa fosse una trama ricca di colpi di scena e di azione. Poi ho capito, soprattutto grazie a R.Q. che i personaggi erano ancora più importanti di questo. Passato qualche anno ho aggiunto all'elenco anche la capacità di inserire, in una storia, dettagli credibili.
Okay: trama avvincente e colpi di scena, personaggi e sapiente uso dei dettagli, poi?
E poi c'è la cosa più importante senza la quale tutte le cose appena elencate non contano (quasi) nulla: la forza evocativa.
E mi sono ricordato una bellissima lezione tenuta da Andrea Pazienza alla scuola "Zio Feininger" di Bologna, che immeritatamente frequentavo a metà degli anni '80. Con l'aiuto di una spada da Kendo che, come una buona storia, avrebbe dovuto colpire il Kiai, il plesso solare, Andrea ci aveva spiegato da par suo che cosa significasse la parola "evocazione" e come fosse importante per uno scrittore.
L'evocazione è, per usare parole sue, la capacità da parte di un autore di fare in modo che il cuore del proprio lettore (o spettatore) riesca a pulsare una volta in più o in meno, che l'adrenalina circoli in modo più veloce o più lento e che le ghiandole secernino un liquido piuttosto che un altro: insomma, che qualcosa in chi legge (o guarda) quello che tu hai creato, cambi. Per sempre.