Visualizzazione post con etichetta Antonio Serra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Antonio Serra. Mostra tutti i post

giovedì 27 maggio 2010

Signor sì, signore












Nella mia carriera di sceneggiatore ci sono due persone che mi hanno insegnato quello che so e cui devo, professionalmente, tutto.
La prima è Antonio Serra. E' lui che - con la collaborazione di Michele Medda - mi ha permesso di scrivere Nathan Never e che mi ha preso accanto a se alla "Sergio Bonelli Editore", come redattore. Abbiamo lavorato fianco a fianco per sette anni in quello che è stato, anche umanamente parlando, una delle esperienze più belle della mia vita.
Ora io vivo a Roma e lui a Milano. Ci sentiamo spesso e qualche volta ci vediamo. Oltre che il mio mentore è anche un carissimo amico.
Ma non è di lui che voglio parlare in questo post.
La seconda persona a cui devo tutto è Renato Queirolo: R.Q. com'è chiamato in Bonelli. Oltre ad essere un grandissimo sceneggiatore - "Rebecca" e "Alias" stanno lì a dimostrarlo: non li conoscete? Cercateli e leggeteli, sono straordinari - R.Q. era all'epoca in cui io ho iniziato a scrivere per quella testata, il curatore di "Nick Raider".
Contrariamente ad Antonio, R.Q. ha una visione del lavoro, diciamo così, muscolare, come può testimoniare il mio amico Tito Faraci che ha diviso con me, per qualche anno, i destini di "Nick Raider" e le sfuriate di R.Q.
Ricordate il sergente istruttore Hartman di "Full metal Jacket"? Beh, il modo che usa Renato per spronare i suoi collaboratori è esattamente lo stesso. Se stessimo per andare in guerra la cosa potrebbe anche avere un senso: quello che stona è che, in fondo, dobbiamo "solo" mandare un albo in edicola. Ma R.Q. è così e non fa sconti.
E' capitato che mi chiamasse a casa alle ore più impensate per lanciare insulti irripetibili alla mia segreteria telefonica solo perché non gli piaceva una pagina che avevo scritto o che, quando andavo in ufficio da lui, si mettesse a urlare che avrei dovuto cambiare lavoro, solo perché nel testo che gli avevo mandato c'era un refuso.
Malgrado questo, gli devo davvero molto ed è una di quelle persone che stimo davvero; anche perché, quando non si tratta di lavoro, R.Q. è una persona davvero deliziosa. Oddio, se leggesse questo post ecco una parola che gli farebbe scattare la rabbia: "deliziosa".
Billy Wilder e I.A.L. Diamond avevano appeso nel loro studio un cartello con la scritta: "Come l'avrebbe fatto Lubitch?". Io ho messo sulla parete davanti alla mia scrivania un cartello analogo con su scritto: "Cosa direbbe R.Q.?".
Spesso, quando non sono sicuro di qualcosa che ho scritto oppure ho dei dubbi, guardo quel cartello e mi sembra sentire la voce di R.Q. che mi insulta fino a quando non ho non ho trovato un'idea migliore di quella che avevo appena messo su carta. Idea che, sicuramente, alla lunga non lo convincerebbe più, ma che lo calmerebbe per un paio di minuti.

lunedì 24 maggio 2010

Greystorm


L'intervista è apparsa nel programma "La compagnia del libro" su SAT2000 e per un breve istante appaio anch'io. Antonio Serra dice cose sensate sul nostro lavoro che non posso non condividere.

giovedì 6 maggio 2010

Sfamare la Musa



















Feuerbach ha detto che noi siamo quello che mangiamo. Secondo me uno sceneggiatore è quello che ha letto e visto quand’era ragazzo.
Io, per esempio, leggevo soprattutto gialli e adoravo i film horror: sono questi i generi che, ancora oggi, pratico con maggiore competenza e divertimento.
Se chiedete ad Antonio Serra che cosa leggesse da ragazzo lui risponderà: romanzi di fantascienza e fumetti Marvel. Oltre a questo ha visto migliaia di cartoni animati giapponesi pieni di robot giganti. Le storie che oggi preferisce scrivere sono quelle in cui ci sono mostri giganti che lanciano raggi dalle mani.
Nel suo bel libro: “Lo zen nell’arte della scrittura” Ray Bradbury parla della “Musa” quasi come di una presenza fisica che vive insieme allo scrittore e aggiunge che per tenerla vicino a sé bisogna sfamarla.
Le cose che leggiamo, o che abbiamo letto, sono le nostre scorte: il cibo grazie a cui la Musa cresce. E i cibi che abbiamo mangiato da bambini sembrano, nel nostro ricordo, più buoni di quelli che mangiamo oggi.
Ma questo è un concetto su cui tornerò ancora nei prossimi post.

mercoledì 28 aprile 2010

Mini, midi e... maxi



Dimensione carattere















Prendo in prestito la trama dal sito della Sergio Bonelli Editore.
Trixie Palmer è bellissima. Trixie Palmer è spietata. Trixie Palmer è un'assassina professionista. Ma perché non invecchia, e perché tutti le danno la caccia? Nathan Never, Branko e tutta l'Agenzia Alfa dovranno risolvere il suo mistero tra mille inseguimenti e agguati, fino alla sorprendente soluzione finale...

Il Maxi Nathan Never numero 6 è uscito da un paio di settimane, ma lo trovate ancora in edicola.
Inizialmente quelle contenute in quest'albo avrebbero dovuto essere tre storie distinte da inserire sulla serie regolare, poi Antonio Serra ha deciso di riunirle tutte in questo unico "balenottero".
Sulla storia non posso dire nulla - l'ultimo nato, si sa è sempre il preferito - ma i disegni mi sembrano davvero spettacolari. Matteo Resinanti, l'autore delle matite, è uno che sa bene come si racconta una storia. Se oltre a questo ci aggiungiamo che è bravissimo a disegnare le donne e che è uno dei migliori sulla piazza per le scene d'azione, ecco che avete una chiara idea di quello che vi aspetta: un'avventura piena di belle ragazze, di sparatorie e di inseguimenti. Un albo "leggero" che ha come obiettivo principale quello di divertire.
Se vi piace il genere non potete perderlo!