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giovedì 30 settembre 2010

Attenti a quei due!



















Approfitto della morte di Tony Curtis - immenso in "A qualcuno piace caldo" e grande in molti altri film, compreso "Lo strangolatore di Boston" - per scrivere un post che ha come vero argomento la memoria.
Curtis è stato protagonista insieme a Roger Moore del telefilm con cui sono cresciuto, quello che, più di ogni altro, mi ha formato televisivamente parlando: "Attenti a quei due".
Nei miei ricordi ne ho visti almeno un centinaio di episodi quand'ero piccolo.
Poi sono andato a controllare: "The persuader" è andato in onda sulla ABC solo nella stagione 1971/72: 24 episodi in tutto. Non solo, ma comprando i cofanetti e rivedendo i suddetti episodi, mi sono accorto che non li avevo nemmeno visti tutti.
E allora? E allora come dice il giornalista a Jimmy Stewart ne: "L'uomo che uccide Liberty Valance": "Se la leggenda diventa realtà vince la leggenda".
Per me, la serie "Attenti a quei due" è durata almeno 5 stagioni e ha accompagnato, settimanalmente, tutta la mia infanzia, fino all'adolescenza. Per anni ho creduto che fosse così e così sarà per sempre a dispetto di ogni storia della televisione e/o sito internet.

lunedì 5 luglio 2010

Set-up



















Quando si scrive il pilota di una nuova serie, una delle cose più complesse da fare è il set-up del protagonista. Ne ho già parlato QUI alcuni mesi fa, citando Blake Snyder e la sua scena salva gatto.
Un set-up geniale sono i titoli di testa di Attenti a quei due. In poco più di un minuto i due protagonisti, lord Brett Sinclair e Danny Wilde, vengono presentati e settati in maniera mirabile ed efficace, solo attraverso le immagini.
Ieri ho visto l'episodio pilota di The closer. La protagonista ci viene presentata "sul lavoro". E' una poliziotta e quindi la sua prima apparizione dev'essere sulla scena di un crimine: scelta giusta. In meno di un minuto impariamo a conoscerla: senza nessuna didascalia, senza nessuna forzatura, semplicemente osservandola e ascoltandola.
Un set-up così efficace nella fiction italiana, io non l'ho mai visto.
Ma la visione di The closer mi spinge anche a un'altra riflessione. Perché in Italia non siamo capaci di creare personaggi di donne poliziotto credibili? Ci riescono gli americani (The Closer ne è un magnifico esempio, ma non è il solo) e ci riescono i francesi (Julie Lescaut e il comandante Florant). Noi no, a meno di non voler considerare credibili i vari commissari di Distretto di polizia o la Mamma detective di Lucrezia Lante Della Rovere.