domenica 5 settembre 2010

Trucchi d'autore 2: Alberto Ostini















Il primo a rispondere, battendo tutti sul tempo, è stato Alberto Ostini. Poco dopo mi sono arrivate anche le risposte di Tito Faraci che metterò online domani. Diego Cajelli ha promesso che me le manderà nei prossimi giorni. Sembra che il giochino funzioni: ovviamente ringrazio tutti di cuore e passo la parola al mio sodale e amico Alberto Ostini.

Alberto è nato nel 1968. Scrive per Nathan Never e per la televisione. Ha sceneggiato alcuni episodi de "il commissario Rex" e, insieme a me, il Tv-Movie "Gli occhi dell'assassino".

Quando lavori di preferenza?

La mattina dale 9 alle 13 /13.30 e il pomeriggio dale 16 alle 19 / 19.30. Nel primo pomeriggio, dale 14.30 alle 15.30 – salvo costrizioni che mi risultano indigeste e mi mettono di cattivo umore – mi dedico alla siesta (la parte migliore della giornata). Mai la sera (figuriamoci la notte!)

Descrivi il tuo studio...

Nel mio primo appartamento lo studio coincideva con la camera da letto, nel secondo con la cucina e in quello attuale con la camera degli ospiti. Dunque c’è un divano letto, una libreria, una comodissima poltrona/pouff viola… e un quadro che raffigura Corto Maltese. La sua presenza è in qualche modo “rassicurante”.

... E il tavolo su cui lavori. In base a che cosa l'hai scelto?

Non l’ho esattamente scelto. È il tavolo della cucina che mi sono ritrovato dall’ultimo trasloco (vedi rprima risposta). In precedenza usavo una scrivania ricavata da due cavalletti da imbianchino e un asse di legno. Confido di regalarmi una vera scrivania per il mio 50esimo compleanno (quindi manca un bel po’!)

Quando hai iniziato a fare questo lavoro usavi la macchina da scrivere? E se sì, com'è stato il passaggio al computer?

Niente macchina da scrivere. Sono passato direttamente dalla BIC al commodore 64. Si sa che l’evoluzione della specie a volte compie dei balzi in avanti saltando alcuni passaggi…

Mentre scrivi fai delle pause?

Qualcuna di troppo rispetto al minimo sindacale consentito. Ma ci sono anche momenti in cui sono così preso da quello che sto scrivendo che non mi accorgo del tempo che scorre.

Ascolti musica o tieni la TV accesa?

Vade retro! Ho bisogno di concentrazione assoluta che per me equivale al silenzio assoluto.

Che cosa tieni sempre a portata di mano sulla scrivania?

Una palletta di gomma con cui giocare, tirandola contro il muro, quando non so come andare avanti. So che fa un po’ Nanni Moretti, ma è così, giuro!

Hai un'abbigliamento particolare per scrivere?

Se la trasandatezza può essere considerato un tipo di abbigliamento…

Usi carta per prendere appunti?

Uso fogli da riciclo, anche dal lato già stampato. Il che equivale a dire che prendo appunti anche sui margini, seguendo l’andamento della cornice. Man mano che lo spazio bianco dei margini si riduce, la scrittura si rimpicciolisce finchè nemmeno io capisco più quello che ho scritto. Forse uno psichiatra avrebbe qualcosa da dire in merito…

Che tipo di penne usi?

La prima che mi capita a tiro. Se posso scegliere prediligo quelle tipo uniball micro.

Hai degli sfizi particolari collegati alla scrittura?

Dal punto di vista formale, scrivo preferibilmente in Times 14. Per il resto, direi di no.

Disciplina o ispirazione?

Per usare una famosa frase attribuita ora ad Edison ora ad Einstein: «one percent inspiration, 99 percent transpiration». È una regola alla quale è difficile sottrarsi. Una delle cose che mi fa più sorridere è quando ti dicono: “ma che bel lavoro, chissà quanta fantasia ci vuole…!”. Come se uno si sedesse lì e la scrittura cominciasse a fluire magicamente mentre guardi fuori dalla finestra, quasi senza fatica. Magari!

Si può scrivere usando solo la tecnica?

Naturalmente sì. Difficile però che ne esca qualcosa di memorabile….

Da dove nascono le idee migliori?

Da un punto della semi-incoscienza, situato di norma tra le 6 e le 7 del mattino – o, in alternativa, tra le 15 e le 15.30 del pomeriggio (altro motivo per cui la siesta è così importante…). In questo spazio psico-temporale una serie di stimoli diversi si combinano in una forma nuova, insolita, a cui ben difficilmente si sarebbe giunti attraverso un processo puramente razionale. Direi che la “scintilla” (o quell’1% di inspirazione di cui parlavamo prima) è questo.

Sei mai stato "bloccato" dalla pagina bianca?

Sì, ogni tanto. Cerco di distrarmi e ripensare al problema da un diverso punto di vista. Oppure copio. Oppure – estrema ratio – alzo il telefono e chiamo Antonio Serra…

Libri o film per ispirarti?

Ambedue. Ma vi attingo in quantità molto modica a dire il vero. Quando faccio il lettore o lo spettatore, cerco, per quanto possibile, di dimenticare che sono uno sceneggiatore (a volte anche quando sceneggio dimentico che sono uno sceneggiatore, questo è il guaio…)

Descrivi il tuo metodo di sceneggiatura.

Mi piace avere un soggetto e una scaletta ben strutturati. Sono la mia bussola. Non mi piace per niente cominciare a scrivere senza sapere dove voglio andare a parare. Ciò non toglie che una storia possa prendere l’abbrivio da una singola scena o addirittura una singola immagine o frase. O che il finale – per esempio – sia molto diverso da quello immaginato in origine. Non mi piace dover ripensare o ristrutturare radicalmente una storia: se la comincio è perché sono convinto che vada bene così com’è. Non mi piace nemmeno scrivere più storie contemporaneamente: voglio entrare in una storia, esplorarla e chiuderla. Mi costa molta fatica saltare da un concept all’altro. Quando sto coi personaggi di una storia voglio dedicarmi a loro… non abbandonarli per altri personaggi per poi ritornarvi.

Quante pagine di sceneggiatura scrivi in un giorno?

Una media di cinque o sei…

Le tue pagine sono molto dettagliate o tendi a lasciare libertà al disegnatore?

Sono dettagliatissime. Anche troppo. Ma è una cosa che serve a me più che ai disegnatori: è una mia esigenza psicologica quella di ricostruire nei dettagli la situazione in cui si muovono i personaggi. Difficile che “imponga” qualcosa ai disegnatori.

Ti va di inviarmi una foto del tuo studio - fatta rigorosamente con il cellulare - da mettere in apertura di questa intervista?

So che fa ridere, ma io ho un cellulare così vecchio che non ha una fotocamera… Ne vuoi una dello studio il giorno dopo il trasloco?

3 commenti:

comativa ha detto...

confermo: bellissima iniziativa. magari potresti mettere due parole sui lavori degli autori che rispondono per chi non li conoscesse bene. per ora ovviamente non era necessario...

St. ha detto...

Giusto. Correggo subito anche questa inserendo due righe su Alberto. Grazie.

comativa ha detto...

figurati, mi piace tanto il tuo blog e mi fa piacere interagirci