sabato 8 gennaio 2011

Mettiamo il caso...



















Mettiamo il caso che tu abbia un'idea per una serie televisiva: prima o poi può capitare a tutti. Una bella idea. Forte. Per una serie adulta (una delle tante cose che mancano nella nostra televisione).
Mettiamo poi il caso che, proprio per questo motivo, tu non possa portarla né a Mediaset né alla RAI: sei un professionista, sai che ti riderebbero in faccia.
La tua serie, pensi in un eccesso di megalomania, sarebbe perfetta per la HBO, per SHOWTIME - o per la BBC - ma questi network sono così lontani, e come fai tu, povero sceneggiatore di provincia che mastichi a stento due parole d'inglese, a fargliela arrivare?
Allora provi con Sky, in fondo hanno fatto "Romanzo criminale"... e "Boris". Ma a Sky sono troppo impegnati a rintuzzare i furibondi attacchi di questo governo nei loro confronti. Poi hanno appena tagliato buona parte del budget per la fiction: non hanno soldi. E hanno già avviato le produzioni dei prossimi due anni.
Quindi?
Quindi riponi la tua idea in un cassetto e ti rimetti a lavorare a una bella serie "family", dove c'è un protagonista medico, ma investigatore dilettante, vedovo, che vive in provincia con due figli adolescenti, un cane e con il vecchio, ma saggio, padre...

PS - Quanto scritto in questo post non contraddice quanto detto precedentemente sull'incapacità degli sceneggiatori italiani di scrivere cose dignitose anche all'interno di un sistema televisivo come quello che abbiamo.
Credo che prima di criticare le reti, noi autori televisivi dovremmo guardarci dentro e capire che siamo corresponsabili di questo sfacelo, che quella fiction così brutta andata in onda ieri sera, l'abbiamo sceneggiata noi. Forse se avessimo scritto i dialoghi in maniera meno sciatta o se avessimo perso qualche ora in più per trovare un modo più intelligente per far scoprire al medico - investigatore dilettante - il colpevole dell'omicidio del barbone pazzo ma simpatico, quell'episodio sarebbe stato un po' migliore...
Forse se avessimo dedicato più energie e amore nella creazione di quel personaggio avremmo contribuito - almeno un po' - a rallentare, la scomparsa di un immaginario appena decente dalle teste dei telespettatori italiani.

14 commenti:

comativa ha detto...

che ci siamo persi...

St. ha detto...

Il mio era solo un discorso ipotetico. Non ho presentato nessuna serie a Sky e non ho niente di pronto da portare alla HBO ;-) E' solo che sono molto avvilito per la situazione senza sbocchi delle nostre TV...

Anonimo ha detto...

[salve, sono nuovo di qui, ma seguo questo blog regolarmente e spero perdonerà l'intrusione]

a me, completo estraneo al mondo della televisione e della scrittura, sorgono adesso alcune domande:

dove hanno imparato inglesi e americani a sceneggiare le tanto apprezzate serie televisive?
perchè non lo si fa anche noi?

ma il mondo televisivo italiano non ha tutto l'interesse a produrre telefilm e serie simili a quelle che compra dagli altri paesi?

buona giornata
Alvise

St. ha detto...

I motivi per cui da noi non si riescono a scrivere e produrre serie come quelle americane sono molti. Elenco alla rifusa i primi che mi vengono in mente, sicuro di lasciarne fuori molti altri:
- Pigrizia delle reti che preferiscono percorrere strade già battute piuttosto che rischiare su qualcosa di nuovo.
- Incompetenza diffusa, di sceneggiatori, editor di rete e produttori.
- Sceneggiatori, registi e produttori pavidi che, in nome dei soldi, accettano ogni cosa senza ribellarsi: ho visto cose che voi umani...
- Età media degli spettatori televisivi molto avanzata.
- Un sistema televisivo bloccato, ovvero, un duopolio che è, in realtà, un monopolio con un solo padrone che detta le regole.
- La voglia da parte delle reti di non scontentare nessuno, di piacere a tutti. Una delle prime cose che impari quando inizi a fare questo mestiere è che quello che scrivi non deve essere mai troppo spaventoso o angosciante. Perché? Perché vendere merci è il motivo principale per cui in Italia si produce fiction e storie troppo dure o ansiogene - parola vietata - potrebbero allontanare il pubblico dai prodotti pubblicizzati all'interno delle vostra serie.
- Un certo snobismo da parte di chi fa cinema nei confronti della televisione. In America non succede. Lì la rivoluzione c'è stata 20 anni fa quando il grande David Lynch ha deciso di fare "Twin Peaks". E' stato in quel momento che ci si è detti, come il dottor Frankenstein: e che la televisione è cambiata per sempre. La loro, non la nostra.
- La necessità di far lavorare, attori, attricette e produttori incapaci, purché amici dei vari potenti di turno.
- La tendenza, da parte di chi lavora nel settore, a trattare il pubblico come un" bambino di 12 anni nemmeno troppo intelligente" (la definizione è di Silvio Berlusconi)
- Una politica televisiva che negli ultimi 30 anni ha, coscientemente, trasformato il pubblico in un un bambino di 12 anni nemmeno troppo intelligente.

Tutte cose che hanno trasformato la nostra televisione in quello che è ora; cosa che fa ancora più rabbia se ripensiamo alla RAi fino ai primi anni '80 e a produzioni come "La baronessa di Carini", "Il segno del comando", "Dov'è Anna?" o ai teleromanzi di Anton Giulio Majano.
Dopo questo breve sfogo rispondo alla seconda domanda.
"il mondo televisivo italiano non ha tutto l'interesse a produrre telefilm e serie simili a quelle che compra dagli altri paesi?"
La risposta è no.
Malgrado la differenza qualitativa tra "The closer" e, mettiamo, "Distretto di polizia" sia palese, la prima serie la guardano in pochi. Ma alla rete non importa perché l'acquisto di una serie americana gli costa molto meno rispetto alla produzione di Distretto e, quindi, non ci perde comunque soldi. E' distretto che deve fare ascolto, non "The closer". Distretto lo fa e questo, per lor signori, è sufficiente. Perché impegnarsi per fare qualcosa di meglio quando quello che fai ha comunque successo?
Il fatto è che a furia di mandare in onda serie come "Un medico in famiglia", "Ho sposato uno sbirro", ecc, l'immaginario del telespettatore medio si è impoverito a tal punto che, ormai, non è più in grado di capire perché una qualunque puntata di "House", valga otto stagioni di Don Matteo.

CREPASCOLO ha detto...

E' tutta colpa della baronessa di Carini: io ne ho intravisto qualche sequenza in giorni in cui Jerry Drake era the next big thing nel fumetto mainstream ed io avevo l'età per conoscere i nomi di tutti i Barbapapà e mi capita, oggi che ho l'età per accendere mutui ed essere eletto senatore, di sognare una tizia che scappa al rallentatore inseguita dal marito fedifrago. Quando una mano macchia di nero la parete candida ( lo sceneggiato era in b/n come Mister No ) mi sveglio di soprassalto, indosso la mia vestaglia con il Topolino di Ub Iwerks che fischietta al timone e corro a rivedere il primo episodio del Prigioniero o gli ultimi minuti dell'Uomo che Sapeva Troppo. Solo così riesco a smettere di tremare. Ne ho parlato qualche tempo fa con il tizio che faceva il trovarobe sul set di Kiss me Licia e che da allora si occupa del pierraggio di Cris D'Avena - se negli USA nessuno osava uno Shakespeare senza prima chiedere consiglio a Charles Laughton, da noi il mio amico è un oracolo imprescindibile in materia di fiction - e mi sono sentito dire che il serial con Pagliai e la Agren ha cristallizato il pubblico italiano ( ''come la commissione Warren l'opinione pubblica negli States, solo che lì poi è arrivato Garrison '' ) trasformandolo in una posse di dodicenni nemmeno troppo smart.
Questo potrebbe spiegare il mio amore per i Trasferelli e la saga di Get Smart !

St. ha detto...

Bellissimo post, Crepascolo, che mi trova del tutto concorde e partecipe, Onde per cui ti risponderò con le parole del grande Caparezza: "Erano gli anni dell'acciaio Inox, ogni bambino sullo spazzolino aveva il Paperino's. Chi non sa cos'è ne resta fuori, chi non sa che Ariel "fredda lo sporco e accarezza i colori" non capisce, che siamo peggiorati tanto che te ne vergogni, che Migliorati sono solo "bambole dei sogni", che muori per trattori ed animali, che il Dolce Forno può fare pure le torte nuziali. Ridi pure ma la situazione è tragica per chi è convinto che la maglieria sia magica, nessuna logica mi salva, sai,sono un fottuto nostalgico, non mi riprenderò mai. Mai, mai e poi mai riproverò questi brividi, mai e poi mai riproverò cose simili. Mai e poi mai le elimini, aiuto, sto diventando come Limiti!" ;-)

CREPASCOLO ha detto...

Mi piace quella canzone. Cresce in un modo che mi fa sempre pensare al motto di Wilde secondo cui la tensione è insopportabile onde per cui speriamo che duri.
Qualcosa come il pre-finale di Fuori Orario o del DD ''Dopo Mezzanotte '' che parte tangendo il film di Scorsese.

Ariel era il codename della prima incarnazione di Kitty Pride, la Shadowcat di X-Chris Claremont e Joe Casey nella sua run inizio
21mo secolo, oscurata da quella della star Morrison, aveva creato un cattivone nomato Master Clean
( Mastro Lindo ). Viviamo in tempi interessanti in cui i detersivi sono considerati agenti mutanti.
Io so che il mio Bolt ( saetta, nome anche del fratello dell'attrice Thora Birch ndr ) ha comportamenti diversi quando fuori piove. Mentre cadeva la neve su Milano, ho caricato una macchinata di capi scuri e ho ottenuto il guardaroba dello stilista dei compianti Funari e Ledger-in-Joker. Pazienza.

gianluca ha detto...

mi piace la motivazione "in italia una fiction deve piacere a tutti", che non è sballata quanto può apparire a prima vista. E' una questione di bacino d'utenza: negli USA sono 310 milioni, se una fiction è vista dal 5% vuol dire che ci sono quasi 16 milioni di spettatori. In Italia per avere lo stesso pubblico devi fare qualcosa come il 30%. (la faccio semplice, ovviamente, i numeri sono per capirsi).
In italia non puoi raggiungere un pubblico adeguato all'investimento con un prodotto di nicchia. Quindi la tv italiana tipo Mediaset/Rai non è il contenitore adatto per una serie del genere.

St. ha detto...

Tutto giusto, Gianluca, ma non è detto che, per piacere a tutti, una fiction debba necessariamente essere brutta. Questa idea che il pubblico sia stupido e vada assecondato o, peggio, "educato" a non pensare -è qualcosa che è nato negli anni '80 con l'avvento della televisione commerciale. Lo spettatore non deve essere distratto in alcun modo dal suo obiettivo: comprare merci, E stato in quegli anni che la qualità della nostra TV ha iniziato a precipitare e che lo spettatore si è trasformato in un consumatore, con tutti i guai che ne sono conseguiti. Purtroppo questo è successo solo in Italia. Guardate anche solo per dieci minuti la BBC o le Televisioni francesi e ditemi se sono, anche lontanamente paragonabili con RAI e Mediaset.

gianluca ha detto...

domanda provocatoria: se il sistema in cui lavori non ti piace... perchè ci lavori?

Anonimo ha detto...

Questa del bacino d'utenza limitato mi sembra una scusa bella e buona.
La BBC ha un bacino di 50 milioni di abitanti/telespettatori mentre la Rai ne ha ben 60 milioni. Mi spiegate allora Being Human? Sherlock? O Life on Mars e Ashes to Ashes? Doctor Who? Li avete mai visti? Non col doppiaggio orribile di mediaset, ma con l'audio originale? L'unico prodotto italiano qualitativamente paragonabile è solo "Montalbano" o uno stiracchiato "Coliandro". Non venite a dire che l'inglese è lingua universale! Se lo fate o non lo conoscete o non avete mai osato guardare certi prodotti, altrimenti sapreste che il "cockney rhyming slang", tanto usato nei prodotti BBC sopracitati, è un rompicapo incomprensibile per chi non sia cresciuto respirando le nebbie d'Albione. In Italia si punta semplicemente alla morte celebrale di ogni senso critico, di modo che il telespettatore/consumatore compri senza farsi domande.

St. ha detto...

Mi sono accorto che nel mio commento del 9 gennaio 2010, ore 20:25 era saltata una riga. Ecco qui la frase corretta.
"Un certo snobismo da parte di chi fa cinema nei confronti della televisione. In America non succede. Lì la rivoluzione c'è stata 20 anni fa quando il grande David Lynch ha deciso di fare "Twin Peaks".E' stato in quel momento che ci si è detti, come il dottor Frankenstein: SI PUO' FARE! e che la televisione è cambiata per sempre. La loro, non la nostra."

Gonzalo ha detto...

Caro Stefano a me invece è capitato di presentare una serie a Fox e di ricevere esattamente le parole che metti nel post. In aggiunta a un sacco di complimenti ma anche a un "non lo so, forse non è il momento giusto, forse..." che si trascina da sei mesi. Puoi immaginare la frustrazione e il senso di sconforto. Ne parliamo?

Roberto Moroni ha detto...

Grazie per aver dato forma e leggibilità all'incubo che, per me, dura da ben dodici anni.
Ti abbraccio.